Cura di sé, cura dell'altro · Hospitality

Ti prendi cura
degli altri.
E di te?

FuoriTurno crea uno spazio di ascolto e confronto per chi lavora nell'ospitalità. Perché prendersi cura di chi accoglie è parte della qualità dell'accoglienza.

Da dove nasce

Chi si prende cura di chi si prende cura?

L'hospitality è costruita intorno all'esperienza dell'ospite. Ma l'esperienza di chi rende possibile quella cura rischia di passare in secondo piano.

Non possiamo parlare di sostenibilità dell’hospitality senza includere la sostenibilità umana di chi la produce.

Accogliere, anticipare bisogni, mantenere standard elevati e affrontare imprevisti richiede presenza, energia e continuità. FuoriTurno nasce per dare spazio anche alla persona che sostiene ogni giorno questa esperienza.

Non mettiamo in discussione l'eccellenza. Ci chiediamo come renderla umanamente sostenibile nel tempo.

«La performance è sostenibile solo se è sostenibile anche la persona che la produce.»
Il principio di FuoriTurno
Le evidenze scientifiche

La sostenibilità del lavoro
comincia dalle persone.

Nell’hospitality, la qualità dell’accoglienza richiede anche un intenso lavoro emotivo: essere presenti, disponibili e capaci di regolare ciò che si mostra agli altri. La ricerca esplora le conseguenze psicologiche di queste richieste e il bisogno di recuperare uno spazio mentale oltre il turno.

I dati dal settore hospitality · Regno Unito, 2025

Il costo invisibile del lavoro emotivo.

Un’indagine britannica tra persone che lavorano nell’hospitality mette in luce quanto possa essere difficile riconoscere il disagio e parlarne apertamente.

47%

dei partecipanti riferisce che il burnout viene considerato una parte normale del lavoro.

Hospitality Action · 2025
Circa 2 su 3

dei partecipanti teme che parlare di difficoltà di salute mentale possa compromettere le opportunità di carriera.

Hospitality Action · 2025

Fonte: Hospitality Action, Taking the Temperature 2025. Indagine online britannica su 503 partecipanti; i risultati descrivono le risposte del campione e non sono stime rappresentative di tutti i lavoratori del settore.

01 / Emozioni

Accogliere è anche un lavoro emotivo.

Mostrare cortesia e disponibilità, anche quando non corrispondono a ciò che si prova, è una forma di regolazione emotiva. Studi e revisioni specifici sull’hospitality ne esaminano le associazioni con stress ed esaurimento emotivo.

02 / Recupero

Il turno può continuare nella mente.

Il distacco psicologico è la possibilità di non restare mentalmente immersi nel lavoro durante il tempo libero. Ricerche sul recupero e studi nel settore hospitality ne esplorano il rapporto con il benessere dopo il servizio.

03 / Contesto

Il malessere può restare senza parole.

Quando la fatica emotiva viene normalizzata o esprimerla sembra rischioso, riconoscere e condividere la propria esperienza può diventare difficile. È una questione che riguarda anche la cultura organizzativa, non soltanto le risorse individuali.

La prospettiva di FuoriTurno

Uno spazio per la persona, oltre la prestazione.

La sostenibilità dell’hospitality passa anche da chi la rende possibile. FuoriTurno nasce per riconoscere la persona oltre il ruolo, creando uno spazio in cui l’esperienza del lavoro possa essere ascoltata, pensata e condivisa.

Fonti e approfondimenti

  1. Lee & Madera (2019) — Revisione sistematica sul lavoro emotivo in hospitality e turismo
  2. Meta-analisi sul lavoro emotivo nell’hospitality e nel turismo (2020)
  3. Customer mistreatment and employee well-being: studio diario nel settore hospitality (2020)
  4. Hospitality Action (2025) — Taking the Temperature

I dati numerici provengono da un’indagine britannica non rappresentativa dell’intero settore; gli studi accademici approfondiscono i meccanismi psicologici e non costituiscono una valutazione degli esiti di FuoriTurno.

Il nostro approccio

Uno spazio in cui
non devi performare.

Durante il servizio prevalgono il fare, il rispondere, il risolvere. FuoriTurno apre un tempo diverso: pausa, contenimento, parola, pensiero e riconoscimento personale. Un modo per dare spazio alla persona, senza contrapporre benessere ed eccellenza.

FermarsiUna pausa dalla richiesta di prestazione.
SentireRiconoscere la propria esperienza.
DireTrovare parole per ciò che si vive.
PensareAttribuire significato all'esperienza.
RiconoscersiIncontrare sé e gli altri oltre il ruolo.

L'approccio ha una matrice psicodinamica e psicoanalitica relazionale. Il percorso non è una lezione di psicologia, né un training di produttività.

L’intervento psicologico

Un tempo protetto.
Una presenza costante.

Un percorso psicologico di gruppo, condotto da due psicoterapeute con orientamenti clinici complementari. Uno spazio continuativo di ascolto, confronto e riflessione, in cui le persone possono dare voce alla propria esperienza, al di là del ruolo professionale che ricoprono.

Il contenuto degli incontri nasce dall'esperienza portata dalle persone. Il gruppo viene accompagnato nell'esplorazione del rapporto tra ruolo, emozioni, identità e relazioni.

I cinque pilastri del percorso

  • Setting protetto: un tempo e uno spazio stabili
  • Partecipazione volontaria: ciascuno sceglie cosa condividere; anche l’ascolto ha spazio
  • Confidenzialità: tutela dei racconti condivisi nel gruppo
  • Assenza di valutazione professionale: i contenuti non entrano nelle valutazioni lavorative
  • Lavoro di gruppo, non terapia individuale: eventuali bisogni individuali sono affrontati separatamente

La riservatezza professionale segue i limiti di legge. La confidenzialità tra partecipanti è richiesta ma non può essere garantita in termini assoluti. Le condizioni specifiche vengono illustrate prima dell'adesione.

1gruppo
2psicoterapeute
10incontri
90minuti per incontro
Cura di sé, cura dell’altro

Una nuova dimensione della qualità.

La qualità dell’accoglienza passa anche dal benessere di chi la rende possibile, ogni giorno.

Cura di sé, cura dell’altro. Per FuoriTurno, queste due dimensioni sono profondamente legate: prendersi cura delle persone che lavorano nell’hospitality significa prendersi cura dell’esperienza che offrono.

Accompagniamo le realtà dell’ospitalità a riconoscere la sostenibilità del fattore umano come parte della propria cultura dell’eccellenza.

A chi guida l’ospitalità

L’eccellenza ha un volto.
Quello delle vostre persone.

Avete scelto con cura le materie prime, gli ambienti, i dettagli che rendono riconoscibile il vostro locale. Ogni giorno lavorate perché chi entra possa sentirsi accolto.

A dare vita a tutto questo sono le vostre persone. Nella loro attenzione, nei gesti, nell’energia che mettono nel lavoro, la vostra idea di ospitalità diventa esperienza.

Prendersi cura di loro è una scelta che dà profondità alla vostra idea di qualità.

La cura delle persone merita uno spazio concreto.

Lavorare nell’ospitalità significa esserci quando gli altri si fermano: accogliere, gestire imprevisti, attraversare ritmi intensi e relazioni complesse. Anche chi lo fa con passione può avere bisogno di un tempo per fermarsi, essere ascoltato e dare voce alla propria esperienza.

FuoriTurno offre a chi lavora nel settore un percorso di ascolto e confronto di gruppo, guidato da professioniste della salute psicologica. Uno spazio riservato, libero dalla valutazione delle prestazioni, dedicato alla persona e a ciò che vive nel proprio lavoro.

Un impegno che racconta chi siete.

Portare FuoriTurno nella vostra realtà significa dare forma all’attenzione per chi ci lavora. Offrire un’opportunità di sostegno psicologico. Affermare, attraverso una scelta concreta, che il benessere delle persone ha un posto nella cultura della vostra azienda.

È così che la sostenibilità del fattore umano nell’hospitality entra a far parte della cultura dell’eccellenza: attraverso il valore riconosciuto a chi la rende possibile, ogni giorno.

Le vostre persone si prendono cura degli altri.
Con FuoriTurno, scegliete di prendervi cura di loro.

Parliamo della vostra realtà e di come costruire insieme un percorso FuoriTurno.

Portate FuoriTurno nel vostro locale ↗

info@fuoriturno.it

La nostra identità

Cosa FuoriTurno è.
E cosa non è.

È uno spazio per…

  • Ascoltare la persona oltre il ruolo
  • Riflettere sull'esperienza del lavoro
  • Favorire parola, pensiero e riconoscimento
  • Esplorare la sostenibilità psicologica nel tempo

Non è…

  • Team building
  • Coaching o formazione professionale
  • Valutazione del personale
  • Uno strumento di controllo aziendale
  • Psicoterapia di gruppo in senso stretto
Le persone dietro il progetto

Le fondatrici

Due amiche, colleghe e psicoterapeute. Percorsi professionali distinti e una visione condivisa: riconoscere la persona oltre il ruolo.

Ritratto di Daniela Insolvibile

Daniela Insolvibile

Psicologa clinica e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico.

Svolge attività clinica con adulti e adolescenti, in presenza a Milano e online. Dopo la laurea magistrale in Psicologia Clinica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha completato una specializzazione quadriennale in psicoterapia a orientamento psicoanalitico e approfondito la propria formazione attraverso l’EMDR.

Le esperienze maturate in contesti clinici e ospedalieri hanno contribuito a sviluppare uno sguardo attento alla complessità della sofferenza psicologica e al ruolo delle relazioni nella vita emotiva. Nel lavoro terapeutico dedica particolare attenzione alla storia personale, ai bisogni e ai conflitti che attraversano l’esperienza individuale. Considera la relazione clinica uno spazio di ascolto e comprensione in cui esplorare i propri vissuti, riconoscere i significati delle proprie esperienze e sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e del proprio modo di stare con gli altri.

Albo Psicologi Lombardia n. 25321

Ritratto di Giuliana La Fico

Giuliana La Fico

Psicologa clinica e dottoressa di ricerca in Psicologia.

Affianca al lavoro clinico con adulti e adolescenti, in presenza e online, l’esperienza nella ricerca e nella formazione universitaria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. La formazione in Psicologia del Sé e Psicoanalisi Relazionale presso Isipsé orienta il suo approccio all’ascolto e alla comprensione dell’esperienza personale.

Nel lavoro clinico dedica particolare attenzione alla coesione del Sé e all’autenticità della persona, accogliendo emozioni, bisogni e vissuti nel contesto delle relazioni in cui prendono forma. Considera la relazione clinica uno spazio in cui sentirsi riconosciuti e sviluppare una comprensione più profonda di sé e del proprio modo di stare con gli altri.

Albo Psicologi Lombardia n. 25264

L’origine del progetto

Come nasce FuoriTurno

FuoriTurno nasce dall’incontro tra due psicoterapeute, colleghe e amiche, unite da una visione condivisa: portare maggiore attenzione alla dimensione psicologica e relazionale nel mondo dell’hospitality.

All’origine del progetto c’è un’esperienza di vicinanza personale e continuativa a questo settore. Per oltre dodici anni, Daniela ha avuto modo di osservare da vicino le dinamiche lavorative dell’hospitality, ascoltando le esperienze di chi vi opera quotidianamente e cogliendo aspetti che spesso rimangono invisibili agli occhi del cliente.

Queste osservazioni sono diventate occasione di confronto e riflessione con Giuliana. L’incontro tra i loro sguardi clinici, le rispettive sensibilità e le competenze professionali ha dato forma a una domanda comune:

Come conciliare le esigenze della performance con la sostenibilità psicologica delle persone che la rendono possibile?

Da questa riflessione condivisa prende forma FuoriTurno. Un progetto che non nasce per mettere in discussione il valore della performance, ma per promuovere una cultura del lavoro in cui qualità, risultati e benessere psicologico possano coesistere.

La visione condivisa

La persona oltre il ruolo

FuoriTurno nasce dalla convinzione che il benessere psicologico delle persone non possa essere considerato una dimensione accessoria della vita organizzativa. Nel mondo dell’hospitality, la qualità del servizio è strettamente connessa alle persone che lo rendono possibile e alle relazioni che costruiscono ogni giorno.

Attraverso percorsi psicologici di gruppo, FuoriTurno propone spazi di ascolto, confronto e riflessione sul rapporto con il lavoro e sulle dinamiche relazionali che lo attraversano.

La performance è sostenibile solo se è sostenibile anche la persona che la produce.

Cura di sé, cura dell’altro.

Domande frequenti

Le risposte, senza giri di parole.

Devo avere un problema per partecipare?

No. FuoriTurno non nasce come risposta a un disagio individuale. Offre uno spazio di ascolto e riflessione sull'esperienza di chi lavora nell'hospitality.

La partecipazione è obbligatoria?

No. La partecipazione al percorso è volontaria.

L'azienda saprà quello che racconto?

No: i contenuti individuali degli incontri non vengono restituiti all'azienda. Le professioniste sono tenute ai propri obblighi di riservatezza e ne spiegano i limiti. Anche al gruppo viene richiesto un impegno di confidenzialità, che non equivale a una garanzia assoluta sui comportamenti altrui.

È un corso per lavorare meglio?

No. FuoriTurno non insegna tecniche di vendita, servizio, leadership o performance. Mette al centro la persona e la sua esperienza.

Come funziona il percorso?

Il percorso prevede dieci incontri di gruppo da 90 minuti, con un setting continuativo e la conduzione di psicoterapeute. Date, luogo e modalità di adesione vengono comunicati per ciascuna attivazione.

Iniziamo da una domanda

Può esistere eccellenza senza sostenibilità umana?

FuoriTurno nasce per portare la cura dall'ospite a chi lo accoglie. Se rappresenti una realtà dell'hospitality o desideri conoscere il progetto, parliamone.

Parliamone.

Che tu sia un professionista dell’hospitality o rappresenti un’azienda, raccontaci cosa ti porta qui. Saremo felici di ascoltarti.

I campi contrassegnati da * sono obbligatori. Non utilizzare questo modulo per urgenze o richieste di assistenza clinica immediata.

Preferisci scriverci direttamente? info@fuoriturno.it ↗